La vera spada nella roccia

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San Galgano è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. La sua spada, conficcata nel terreno roccioso nell’eremo che porta il suo nome, è meta di curiosi e devoti.

 

Nella campagna senese, a qualche chilometro da Chiusdino, si eleva, imponente e solitaria  quella che è stata la prima chiesa gotica cistercense toscana, l’Abbazia di San Galgano. Salendo sul poggio attiguo – ad una decina di minuti di cammino ci si imbatte nel minuscolo eremo di Montesiepi, sorto verso l’anno 1185. La storia dell’eremo di Montesiepi è strettamente connessa a quella di Galgano, dissoluto cavaliere convertitosi all’eremitaggio e alla penitenza estrema. Al centro della pavimentazione è conficcata nella roccia una spada del XII secolo, la spada appartenuta al Santo, dichiarata autentica da analisi scientifiche.

San Galgano nacque nel 1148 a Chiusdino (Siena), da Guidotto e Dionigia, nobili del luogo, legati da rapporti di vassallaggio ai vescovi di Volterra, signori feudali di Chiusdino. Fu un figlio a lungo desiderato, destinato, in un’epoca di violenze e di sorprusi  vissuti come manifestazione di vigore e vitalità, ad una vita dedita ai piaceri frivoli della vita. In questo contesto storico Galgano ebbe una gioventù improntata alle lotte politiche del tempo, non disdegnando di condurre una vita disordinata e dissoluta, praticando ogni genere di nefandezze. La morte del padre produsse un cambiamento nella vita del giovane; gli atti del processo di canonizzazione attribuiscono questa conversione a due forti esperienze spirituali: Nella prima visione l’Arcangelo Michele – a cui i genitori erano devoti da sempre – apparve in sogno al giovane, tracciando il suo destino di cavaliere sotto la protezione dell’Arcangelo stesso. Successivamente, durante una seconda visione, San Michele lo condusse a Montesiepi, dove, in un edificio rotondo, Galgano incontrò i dodici apostoli. Qui ebbe la visione del Creatore: fu quello il momento della conversione. In seguito, per due volte il cavallo si rifiutò di proseguire e la seconda volta, solo dopo una intensa preghiera rivolta al Signore, il cavallo da solo e con le briglie sciolte lo condusse a Montesiepi, nello stesso posto dove la visione gli aveva fatto incontrare i dodici apostoli. Qui Galgano, in segno di rinuncia perpetua alla guerra, conficcò il suo spadone “in terram”, poi trasformò il proprio mantello in saio e come tale lo indossò. Galgano sentì anche una voce che veniva dal cielo che lo invitava a fermarsi in quel posto fino alla fine dei suoi giorni. Iniziava così la sua vita da eremita, cibandosi di erbe selvatiche e dormendo sulla nuda terra.



Chiusdino (Siena) – Abbazia di San Galgano

Nella primavera del 1181 Galgano si recò da Papa Alessandro III per ufficializzare la sua comunità e ottenne sia il consenso, sia il dono delle reliquie dei martiri Fabiano, Sebastiano e Stefano I, da collocare nella chiesa prevista a Montesiepi, una volta ultimata e consacrata. Pare che tre monaci invidiosi cercarono di estrarre la spada dalla roccia per rubarla, ma non riuscendovi la vollero rompere per oltraggio. Il castigo di Dio fu immediato: uno cadde in un fiume ed annegò, un altro fu incenerito da un fulmine ed un terzo fu afferrato per un braccio da un lupo e trascinato via, ma si salvò invocando Galgano. Al ritorno dal pellegrinaggio, Galgano trovò la spada rotta e provò un grande dolore, ritenendosi responsabile per essersene allontanato; Dio però, volendolo consolare, gli disse di ricomporre la spada posando il pezzo rotto sulla parte infissa nella roccia. Galgano obbedì e i due pezzi si saldarono perfettamente: la spada si ricostituì più forte di prima. L’episodio è raffigurato in un dipinto conservato nella Pinacoteca nazionale di Siena, opera di Giovanni di Paolo (1403-1482).

Galgano morì di stenti il 30 novembre 1181, il 3 dicembre fu sepolto accanto alla sua spada. Appena quattro anni dopo la sua morte, dopo che un’apposita commissione diretta dal cardinale Conrad di Wittelsbach ebbe condotto la relativa inchiesta, Papa Lucio III lo proclamò santo. Abbiamo notizie certe dello svolgersi dei fatti grazie alla deposizione di Dionigia, raccolta durante il processo di canonizzazione del figlio, nel 1185. La casa natale del Santo è tuttora visibile, in Via della Cappella a Chiusdino.

Chiusdino – (Siena) – Eremo di Montesiepi

Galgano come Re Artù o Re Artù come Galgano? Certo immediate e affascinanti sono le affinità tra le due figure: entrambi cavalieri che poi scelsero la vita eremitica, entrambi collegati ad una spada, che però Galgano conficca, mentre Artù estrae.

Eremo di Montesiepi (Chiusdino) – La spada conficcata nella roccia

Gli avalli storici sono solidi per Galgano, inconfutabilmente esistito, mentre per Artù sono assai nebulosi. Non si sa quanto la figura storica di Galgano abbia influenzato i racconti arturiani. Ma si potrebbe ipotizzare che l’abbia fatto. 

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