La movida di Budapest

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Da sonnolenta città asburgica a regina della notte. Scatenata, giovane, underground. Eppure è sempre lei, la vecchia Budapest, dove prima di una notte di movida, si può perdere tempo in una vasca all’aperto delle terme neo-barocche o in una pasticceria storica, dove tra una boutique di design e un concept store, c’è posto anche per un mercato tradizionale. Qui ogni giorno apre un locale, ogni anno nasce una tendenza. Per questo motivo Budapest è la capitale del momento. Quella dove il venerdì sera convergono i giovani (e non solo) di tutta Europa. Nella capitale ungherese ognuno può scegliersi il suo percorso a tema, inseguendo il futuro o cercando la città medioevale di un tempo, la città delle stradine silenziose intorno al Castello. Una città, insomma, dove vecchio e nuovo si intrecciano anche nello stesso paesaggio. Salendo sul tram numero 2, per esempio, la panoramica sul Danubio parte con la più classica delle visioni, l’imponente parlamento con la facciata stile cattedrale lunga 260 metri e termina in periferia al palazzo d’Arte, che vanta oggi l’Auditorium più grande e moderno dell’Europa centrale.

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A tavola la nuova Budapest emerge con il giovane Krisztiàn Huszàr del ristorante Zona, chef dell’anno 2012 e fra i primi tre d’Ungheria. Le sue creazioni sono piccole opere d’arte. Da non perdere il Market, un negozio dove trionfano patè di fegato al tartufo, formaggini di capra e, classico tra i classici, i salumi ungheresi, per un panino da acquistare prima della salita d’ordinanza al Castello. Se si cerca, al contrario, una Budapest più “imperiale”, il ristorante Halàszbàstya offre lampadari a goccia, candelabri, trifore sul Danubio e una terrazza all’aperto in cima ai Bastioni dei Pescatori, con vista su fiume e parlamento. Oppure, sulle orme della principessa Sissi, si può fare sosta all’antica pasticceria Ruszwurm per un caffè e una fetta di Dobos, la più celebre tra le torte ungheresi.

E che dire delle storiche terme di Budapest? Sotto la superficie della città scorrono oltre 100 sorgenti termali, gran parte delle quali con proprietà benefiche. Di qui la ricchezza e varietà di questi luoghi, all’aperto e al chiuso, dove da secoli i locali si ritrovano per ritemprare il corpo e lo spirito. Quello termale è un panorama in continua evoluzione. Famosi e suggestivi i bagni Ràcz, con all’interno un bagno turco del cinquecento. Nel frattempo restano imperdibili – sebbene un pò turistiche – le terme Gèllert, con architetture art noveau, mosaici azzurri e oro, piscine all’aperto circondate da statue e giardini pensili. La gran vasca interna tra colonne e balconate è tra le più fotografate al mondo. Più raccolte e ovattate le terme turche dei bagni Rudas, risalenti al XV secolo, con una suggestiva vasca ottagonale e una cupola in vetro colorato. Venerdì e sabato l’apertura è anche notturna, dalle 22:00 alle 4:00, per entrambi i sessi: un modo originale e rilassante per trascorrere la serata. Sempre affollate le Szèchenyi, tra i maggiori complessi d’Europa, con undici vasche coperte e tre piscine all’aperto, senza contare le vasche per immersioni e quelle curative. Lonely Planet nel 2012 l’ha messa al terzo posto fra le più belle terme al mondo. Esperienza da non perdere: una partita a scacchi al tramonto immersi fino alla cintola nell’acqua calda. Ma anche, il sabato sera, il Cinetrip, una sorta di rave acquatico che raduna giovani da tutta Europa. I Dj pompano musica a tutto volume mentre centinaia di persone ballano nelle piscine.

Lo shopping tour è tra Deàk Ferenc utca, Fashion Street per i locali, e Hajòs utca. Si curiosa tra le originali creazioni di Nanushka, brillante firma del prét-à-porter, come i cardigan e le canotte in filo dorato o i vestitini bon ton di NarayTamas (Hajòs utca 17, tel. 0036.1.26.62.473). Cambiando genere, variano ogni mese le proposte di Project Showroom, pop up store a tema dove acquistare dagli occhiali da sole di designer ungheresi agli accessori per la casa. Per una pausa pranzo all’insegna dei sapori magiari più robusti, bisogna dirigersi verso uno dei caratteristici mercati coperti. Tra i banchi della frutta, patè d’oca e salumi appesi, trionfano gulyàs (gulash), pörkölt (stufato) e csirkepaprikàs (pollo con panna acida e paprika). A Pest, l’altra metà storica della capitale, oltre il fiume, il mercato di Vàsarcsarnok è ormai conosciuto anche dagli stranieri, ma resta una buona opzione per mangiare con poco e acquistare artigianato (Vàmhàz körùt 1/3). Più autentico quello su Hold utca al numero 13, dove si pranza con pochi euro. Il Mai Manò, su Nagymezo utca (la via dei teatri), è ospitato in un palazzetto del 1894 in stile neo-rinascimentale che trasuda poesia. Prende il nome da un fotografo ebreo di cui fu residenza, quindi si trasformò nel più celebre music club di budapest, l’Arizona, citato spesso nella letteratura ungherese. Oggi ospita mostre di fotografie per appassionati.




La vita a Budapest non pùo prescindere da un’immersione nell’atmosfera fine secolo dei caffè storici, gran parte dei quali perfettamente conservati. Come lo sfarzoso New York, inaugurato a fine Ottocento e considerato uno dei più belli al mondo; o il Book Cafè, meravigliosamente affrescato, al primo piano dell’edificio art noveau che ospita anche la fornitissima libreria Alexandra. I giovani artisti si ritrovano il pomeriggio tra le grandi vetrate del Central Cafè. E prima che il sole tramonti, ci si può godere la vista sul centro storico e sulla bella piazza dell’università sorseggiando un fröccs, lo spritz ungherese, al Tip Top Bar. Per poi provare la cucina tipica ungherese del Bock Bisztro, rielaborata dal popolare chef Bìrò Lajos. Tra i piatti della tradizione, le crepes di Hortobàgy, con ripieno di carne macinata, salsa di paprika e panna acida. Per un drink dopo cena, Piazza Liszt offre una miriade di locali sempre affollati, con tavolini all’aperto. Un’altra strada animata sino a tardi è Krùdy Gyula (piena di cantine che suonano musica dal vivo), che sfocia nella bella Piazza Mikszàth. Qui, al Zappa Cafè, da anni si ritrovano artisti e appassionati di musica rock, mentre i più giovani si danno appuntamento da Garzon Kert (al numero 3 di Mikszàth Kàlmàn Tèr), all’interno di un cortile dal mood alternativo. Seguendo nel quartiere ebraico l’onda della folla che si muove lungo le traverse tra Kiràly utca e Dob utca, si entra nel vivo del fenomeno che sta rivoluzionando la vita notturna locale: i ruin pubs, cuore della Budapest più inaspettata e lontana dai clichè.

I ruin pubs sono locali informali, ricavati in edifici abbandonati, di solito locali di inizio Novecento, lasciati volutamente dèlabrè. Si chiamano anche romkocsmàk (bar in rovina), o kertek (se si trovano all’interno di cortili). Spazi underground dove si ascolta musica live, si assiste ai virtuosismi di dj e si tira l’alba tra installazioni video, performance, sfilate di griffe emergenti e drink low cost. In un’atmosfera elettrica che oggi, almeno nel vecchio continente, si ritrova forse solo a Berlino. Per scovarli ci sono i siti:

https://romkocsmak.hu/

https://ruinpubs.com/

o si può anche solo seguire l’onda social che si muove dopo il tramonto lungo itinerari che cambiano in continuazione. Gozsdu-udvar, al numero 13 di Kyràly utca, è un’infilata di cortili con un impressionante quantità di bar e locali notturni, alcuni notevoli, come il Klikk Bistrobar. Anche se la novitàdel quartiere è il Vamba, con scenografie di sculture luminose e fluttuanti. Camminando, ecco posti sempre più underground: il Köleves (al 41 di Kazinczy utca) e il Fogashàz (al 51 di Akàcfa utca), zeppi di installazioni e opere d’arte in materiali recuperanti. Il più frequentato, tuttavia, resta Szimpla, precursore del genere, emblema dell’arte del riciclo.

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